Falesia
L'etica della roccia: la rinascita dell’"Ultima Catastrofe" a Domusnovas
Tra memoria e sicurezza percepita: il nuovo volto di un settore troppe volte sminuito, amato e odiato, delle falesie di Domusnovas. C’è un momento preciso nella vita di una falesia in cui la roccia smette di essere solo natura e diventa memoria.
- Dove
- Domusnovas
- Discipline
- Falesia
- Vie
- 15 vie
- Sviluppo
- max 15 mt
- Esposizione
- ombra tutto il giorno
29 Luglio 2026, Bosco di Marganai (Domusnovas)
Tra memoria e sicurezza percepita: il nuovo volto di un settore troppe volte sminuito, amato e odiato, delle falesie di Domusnovas. C'è un momento preciso nella vita di una falesia in cui la roccia smette di essere solo natura e diventa memoria.
a cura della redazione di ATMagazine.it
A Domusnovas, tra le pieghe del calcare sardo, immerso nella Foresta di Marganai, questo confine è stato per l'ennesima volta alterato, questa volta per mano di Daniele Mei, infatti fu lui (circa 20 anni fa) a dare vita al settore Ultima Catastrofe, un luogo di frontiera, dove la comodità si bilancia con la bellezza e la sicurezza si scontra con l'incertezza del rischio.

Topocard
Per due decenni, l'Ultima Catastrofe è stato uno dei settori (se non il settore) che ha destato tra i climbers emozioni contrastanti di amore/odio. Amato per la comodità, vista la vicinanza del parcheggio e l'ombra quasi continua. Odiato per le caratteristiche della roccia che, pur promettendo facili ascensioni grazie alla sua morfologia, si rivela spesso particolarmente "respingente". Odiato per le linee che l’apritore, con il suo stile personale e a tratti di non facile comprensione, aveva impresso su questo risalto di roccia. Odiato, e talvolta temuto, per una chiodatura che spesso sfidava la logica, infatti alcuni tratti risultavano protetti solo se la morfologia fisica e le capacità motorie dell'arrampicatore soddisfavano specifici parametri, mentre si rivelavano ostici per chiunque avesse caratteristiche differenti.
Bisogna tener (sempre) presente che il neofita e o l'arrampicatore inesperto, lasciandosi guidare semplicemente dal grado basso indicato sulla topocard, cade (spesso) preda dell’inganno che talvolta conduce a sorprese inattese. Come quando le distanze tra le protezioni sembrano abissali, per chi affronta una salita con il grado al limite delle proprie capacità e o senza le caratteristiche morfologiche minime richieste dalla via. Queste situazioni hanno come effetto l’amplificarsi in modo esponenziale della percezione della difficoltà e la paura finisce inesorabilmente per trasformare ogni metro, in un'incognita che incrementa lo stato d’ansia passo dopo passo.
L’Ultima Catastrofe appare come un manifesto di grande buona volontà e di sincera voglia di contribuire alla crescita di un ambiente, ma che ha anche mostrato fin da subito leggerezza e importanti lacune tecnico-specifiche (mai nascoste dallo stesso apritore), che si cimentava per la prima volta nell’attrezzatura di un settore, ma che, ovviamente e inevitabilmente, ne hanno fortemente condizionato la reputazione.
Oggi lasciare inalterato lo stato di queste linee significherebbe scontrarsi con le aspettative dei climbers moderni, tanto che salire una via e pensare al raggiungimento della sosta apparirebbe come una roulette russa.
Il settore, tuttavia, ha sempre avuto un certo fascino e una sorta di potenziale inespresso. Una decina di anni fa, Andrea Puddu aveva tentato di tenerne vivo il respiro, espandendo il ventaglio di possibilità e alle sei vie iniziali/storiche ne aveva affiancate cinque nuove, offrendo altre possibilità verticali. Ma il fantasma della reputazione continuava ad aleggiare, relegando il settore sempre più a luogo di ripiego o, peggio, ad un posto percepito come pericoloso.
È in questo contesto che si inserisce il nuovo assetto dato dal recente intervento di Giampaolo Mocci e Barbara Valuto. Il lavoro non si è limitato alla mera sostituzione delle protezioni vetuste, ma ha rappresentato una profonda riflessione sull'etica dell'equipaggiamento in chiave più attuale, in linea con gli standard dei settori più frequentati. Ne è scaturito un vero e proprio restyling, pensato per soddisfare le esigenze dettate dalle caratteristiche richieste oggi ai settori di arrampicata e dalle abitudini degli arrampicatori moderni.

Il breve muro dell'Alieno
Giampaolo ha affrontato i lavori sulla parete con l’attenzione e la sensibilità dell'apritore. Il lavoro si è concentrato su tre fronti principali.
Il primo è stato quello della sicurezza: sei soste sono state sostituite o ex-novo create, installando protezioni certificate e placchette omologate, in grado di garantire la massima affidabilità nel tempo.
Il secondo fronte ha riguardato il "cuore" delle vie storiche. Giampaolo ha ratificato integrando la chiodatura (senza mai modificare le intenzioni dell’apritore) laddove presentava criticità importanti, eliminando quei run-out che trasformavano tiri di difficoltà modesta, in trappole psicologiche e fisiche, per neofiti e inesperti. Questa operazione è stata fatta con una chiara consapevolezza morale: adeguare le linee alle necessità dei neofiti e degli arrampicatori inesperti. Ma contrariamente a quanto si potrebbe erroneamente pensare, l'intento non è stato quello di semplificarle, bensì di renderle più coerenti con una logica di chiodatura moderna, infatti uno dei principi sanciti dall’etica dichiara che la chiodatura non deve fare grado, in questo caso specifico (in alcuni tratti) era moralmente non conforme.
La roccia non deve essere un campo minato; la difficoltà deve risiedere nel gesto e nella lettura della roccia, non nel calcolo probabilistico del non volare nel tratto che ci distanzia dal rinvio precedente.
Infine, guardando al futuro, non ci si è limitati a conservare l'esistente, ma si sono altresì aperte nuove possibilità. Giampaolo ha tracciato tre nuove linee, innalzando l'asticella del grado delle difficoltà disponibili e offrendo ai climbers più esigenti nuove sfide su tacche e muro (purtroppo molto breve) liscio leggermente strapiombante, che il tempo aveva nascosto in bella vista.

Giampaolo sul crux di dita de l'Alieno
C'è una profonda lezione morale in tutto questo e un forte senso autocritico da parte di Giampaolo, che per anni, infatti, non ha mai celato il suo scarso interesse per quelle linee, utilizzate come ripiego, o rifugio occasionale nelle ore più calde dell'estate, oppure quando la voglia di arrampicare superava la ricerca della via impegnativa, per accontentare il gruppo di amici più inclini a difficoltà più contenute.
Le guardava, sì, ma senza la giusta determinazione a vedere davvero. C'è voluto tempo, ma alla fine è arrivato un cambio di prospettiva e una maggiore consapevolezza, che hanno permesso di comprendere come quel settore non meritasse di essere relegato a soluzione di ripiego. Aveva invece bisogno di essere guardato con occhi nuovi, di essere ascoltato nelle sue potenzialità nascoste, per restituire un'occasione a una parete che, nel silenzio dell'abbandono, attendeva solo di essere ancora coccolata.
Tenere vivi i settori significa anche avere il coraggio di investire (non poco, viste le attuali quotazioni di prezzo) per aggiornarli, modernizzarli e proiettarli alle attuali aspettative… ma soprattutto rimane chiara e imprescindibile l’intenzione di non snaturarli e cancellare quanto fatto dai primi apritori.

La nuova linea di Fighetta
Non è un mistero che esista una corrente di pensiero secondo cui l'opera dell'apritore debba essere inviolabile (in modo indiscriminato) a priori, ma considerata al pari di un reperto museale da preservare intatto, salvo in quei casi dove evidenti problemi strutturali ne mettano in discussione la sicurezza dei ripetitori. Questa è una posizione che chi guarda con sensibilità all'operato altrui comprende e rispetta profondamente… e Giampaolo ne è un convinto sostenitore. Purtroppo, vista la tragica scomparsa di Daniele, non è stato possibile chiedere e avere il suo parere, il suo sguardo e la sua approvazione. Ma è proprio nel rispetto di quella memoria e nel desiderio di onorarla, che si è fatta strada l'idea di dare nuova linfa a questo spazio: non per cancellare, ma per permettere che quelle linee continuassero a vivere, a essere percorse e a raccontare le intenzioni di chi le aveva immaginate. Dopo un confronto sincero con Andrea, che ha compreso lo spirito dell'intervento e ha dato il suo consenso, è partita l'opera di restyling: un gesto che vuole essere, prima di tutto, un atto di rispetto verso la roccia e verso chi, vent'anni fa, aveva avuto il coraggio di tracciarvi sopra il proprio sogno.
La roccia è l’anima delle falesie ed è come un organismo vivo che si trasformano col tempo, così come i suoi fruitori, che si evolvono e cambiano. La "sicurezza percepita" non è un capriccio del climber moderno, ma il prerequisito fondamentale per permettere a chiunque di esprimere il proprio potenziale sulla roccia senza il peso paralizzante della paura ingiustificata, nel pieno rispetto della regola madre (“la chiodatura non deve fare grado!”).
Intervenire sull'Ultima Catastrofe non significa cancellare l'operato di Daniele, né sminuire il lavoro di Andrea, ma consentire la continuità della storia di questo settore, proiettarla nel presente e offrendole una nuova occasione per essere apprezzata dai futuri frequentatori.
Un lavoro che mira a garantire continuità e a rimarcare, ancora una volta, come il calcare di Domusnovas conservi intatta quella capacità di regalare emozioni positive e non d’indifferenza, ma il piacere di un'arrampicata vissuta con serenità da chi sceglie di percorrere i suoi appigli.
Oggi, l'Ultima Catastrofe non vuole più essere un ricettacolo di espressioni sufficienti, si è rifatta il look ed è vogliosa di far mostra di sé. Le sue nuove potenzialità brillano al sole della Sardegna, pronte ad accogliere chi vorrà trascorrere un pomeriggio immerso nel bosco, concentrandosi solo sul muoversi in verticale sulla roccia.

Barbara & Giampaolo
Un risultato, quello raggiunto da Giampaolo e Barbara, che è stato reso possibile anche dallo spirito di comunità che da sempre dovrebbe animare il mondo dell'arrampicata, ma che il più delle volte è cagionevole o assente. Perché la verità è che il mantenimento e il ripristino delle falesie sono compiti insostenibili se caricati sulle spalle dei singoli apritori: servono mani che aiutino e risorse che permettano di acquistare materiali costosi e soprattutto certificati. È in questo spirito che si ringraziano Pietro Limone e Nicola Muntoni, che hanno prestato il loro aiuto e Alessio Garau, che oltre alla manodopera ha anche contribuito economicamente alle spese per l'acquisto del materiale necessario.
Gesti, questi, che testimoniano come una falesia viva non sia mai opera di uno solo, ma il frutto di una rete di persone che credono nello stesso valore: quello di lasciare un luogo migliore di come lo si è trovato.
Buone arrampicate a tutti!
Doveroso e non scontato il ringraziamento per il supporto degli sponsors che da anni sostengono le mie iniziative verticali (link agli spazi web aziendali):
AT Sardinia- Chillaz - Consorzio Natura Viva Sardegna (Domusnovas)

Topocard

TopoCARD

TopoCARD
Dettaglio delle vie:
- ...in braccio! (5a+) - A.PudduFacile via, con passo un po' eliminante per il suo grado
- Mister fagiolo (5a+) - A.PudduCome la precedente, ma più uniforme nella difficoltà
- Onda anomala (5c) - D.MeiVia breve ed interessante... non banale
- Bongo ( 5c/+) - D.MeiBella via continua e interessante per il suo grado
- Mumusu e Piantaspit (6a+) - D.MeiDifficoltà evitabile al primo spit passando dal masso a destra.Sulla via: interessante sequenza su tacche e poi breve strapiombo su buoni appigli
- Mini Cooper (6a) - D.MeiSequenza impegnativa in partenza poi riposo e uscita con allungo in strapiombo
- Soffiantini (6a+) - D.MeiPasso chiave in centro non di facile lettura, poi sequenza di tacche
- Mister Bean (6a) - D.MeiInteressante sequenza di buoni appigli
- Caronte (5c+/6°) - A.PudduPasso iniziale deciso ed eliminante, poi facili allunghi.
- Caligola (5c) - A.PudduBreve passo iniziale, in leggero strapiombo, ma su ottimi appigli.
- Fighetta (6b/b+) - G.Mocci, 25/07/26Diedro e passo di blocco di dita, su piccola pancia.Decisamente più facile se ci si sposta sulla cengia a destra.
- Minosse (5c) - A.PudduTacche oblique in partenza e non di facile approccio.
- l'Alieno (6c+) - G.Mocci/B.Valuto, 25/07/26Breve passo di boulder su piccole e rare tacche, su muro liscio e leggermente strapiombante
- Lo switch (6b) - G.Mocci/A.Garau, 25/07/26*Traverso a buone prese su bordo netto a destra, avaro di appoggi, ma con facili tallonaggi*
ATTENZIONE !!!
I gradi delle nuove linee, sono proposti e potrebbero subire variazioni.

Uscita dal crux de l'Alieno
Grazie a
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