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14/10/2016

A volte ritornano... ma solo a volte!

Domusnovas, 14 ottobre 2016.

A volte ma solo a volte capita che qualcosa vada per il verso giusto.
Gli arrampicatori che negli anni hanno visitato, gioito e sofferto nelle vie dei tanti settori nella zona di Domusnovas, Iglesias e Masua, potevano sempre contare sull’ospitalità e sulla cortesia che nel tempo hanno contraddistinto, quello che da tutti veniva riconosciuto come il Bar degli arrampicatori: il Tropicoasi di Marco Frongia.
Marco è stato per anni e per tanti climbers forestieri e non, il punto di riferimento e oasi di salvezza per chi si era venuto a trovave in situazioni difficili a centinaia di chilometri da casa. Situazioni che Marco ha risolto più di una volta, gesti che gli sfortunati protagonisti ancora oggi ricordano e non mancano di ringraziare ad ogni occasione. Un lavoro appassionato che ha svolto con dedizione e cura dei dettagli, ma che ha un certo punto ha sentito la necessità di cambiare aria e dedicarsi ad altro, cedendo alle gestioni dopo di lui l’onere di proseguire quanto intrapreso, nel tentativo di continuare la tradizione del “Bar degli arrampicatori”. Nonostante tutto fosse avviato e ben rodato, chi dopo di lui, non ha saputo dar seguito e pian piano il rifugio e luogo di aggregazione tanto caro ai climbers si è perso, quasi dimenticato.
Negli anni non ho mai perso i contatti e ho seguito le non poche vicissitudini che il caro Marco ha dovuto affrontare per riprende in mano quanto altri nel tempo hanno lasciato e perso. Quando mi disse che stava per ridare vita al “Bar degli arrampicatori” e mi chiedeva di dargli una mano a sistemare quello spazio tanto caro a molti, ho accolto l’invito e la “sfida” condividendo idee ed entusiasmo. D'altronde era facile collaborare con uno che ti dice: Giampaolo, vedi questo spazio, fai quello che vuoi!
Il resto è stato tanto lavoro, tempo, risate, momenti “in” e momenti “out”, ma il risultato è quello che chiunque può provare semplicemente andando a prendere un caffè e guardandosi attorno, resterà colpito dall’ospitalità e cortesia che si respirano nell’aria.

Ben tornato Marco e ben tornato al nostro spazio, dedicato agli appassionati di outdoor in ogni sua forma.

La sala interna del Bar Tropicoasi, l'area Free climbing

Ma a suggellare il ritorno non poteva bastare una sviolinata di parole e una tazzina di caffè seduti sulle belle e comode panche. Marco conoscendo la mia attenzione verso la tutela e manutenzione delle falesie, si è reso subito disponibile fornendo 2 soste, continuando e mostrando ancora una volta la sensibilità verso il nostro campo da gioco, così nello stesso modo in cui lo faceva prima della pausa. Gli anni passano, molti settori sono lì ormai da più di vent’anni e per alcune vie la manutenzione per effetto delle ripetizioni e del peso degli anni, è diventata urgente e necessaria.

Photo nr. 1 - Prima e dopo. Sosta delle vie Tengo famiglia e Namasté

Questa fornitura mi ha permesso di sistemare alcune soste nei settori di Puerto Escondido e l’Arrampicantro. Un’unica falesia divisa in 3 settori distinti. All’origine furono chiodati i due più estremi e solo nel 2007 Giorgio, dopo una notevole opera di pulizia dalla vegetazione in parete, chiodò sistematicamente fino ad unire e saturare lo spazio vuoto al centro. Negli ultimi anni quest’area è stata utilizzata da frequentatori amanti dei gradi contenuti, del fresco del pomeriggio nelle giornate estive o del sole nelle mattine d’inverno. Alcune vie come spesso accade diventano le super favorite e le super frequentate, per tanti motivi: grado, lunghezza, esteticità e comodità. Così mi sono concentrato proprio su questi tiri.

Selfie sulla sosta di Tropicoasi

Con l’aiuto di Samuel abbiamo sostituito la sosta di Pastamatic e di Tropicoasi nel settore Arrampicantro, due classiche. Per la via Tropicoasi visto chi ha fornito il materiale, non poteva che capitare a proposito.
Inoltre come spesso accade, forse succede anche troppo di frequente, l’inesperienza di qualche climber troppo zelante e senza la giusta attenzione e conoscenza, ha portato la sosta di Falki Sekki ad una situazione al limite del pericolo, con 3 maglie rapide e nessuna delle quali a garanzia di una calata in sicurezza. Ripulito dall’eccedenza e riposizionato correttamente la sequenza del sistema di calata, adesso è tornata efficiente e sicura.

Selfie insieme a Samuel

Approfitto per ricordare a tutti i climbers ancora non molto esperti, che nelle soste con catena il moschettone di calata deve essere posizionato sempre su 2 anelli, mai su uno unico (v. Photo nr. 1), in quanto questi ha un carico di rottura a 150 Kg, questo vuol dire che basta un banale errore di manovra sia in salita che in discesa, per comprometterne in modo significativo la tenuta.
Tengo famiglia e Naranjo, naranjo sono le altre 2 vie a cui abbiamo sostituito le soste che si trovavano in una situazione di totale pericolo, come si evince dalla Photo nr. 1. Ringrazio Gianluca Piras per aver fornito i due gruppi sosta posizionati.

In totale abbiamo sistemato 5 soste e messo in sicurezza 9 itinerari, visto che molte di queste servono per vie con finale in comune (v. Topocard).

Falesia e suddivisione dei settori. Dettaglio dell'intervento sulle soste.

La manutenzione è un aspetto importante che negli ultimi anni ha interessato e acceso molte discussioni e dibattiti, molti dei quali on line. Aspetto che sicuramente meriterebbe più azioni concrete, soprattutto per quelle aree che oggi non sono più tanto di moda, ma sempre ben frequentate da turisti/climbers.
Quindi mentre l’attenzione verso i settori alla “moda” è sempre alta, altre aree cadono in una sorta di limbo e abbandono. Questo non è il risultato di sola trascuratezza, ma è purtroppo anche un fatto fisiologico, visto l’enorme numero di vie e l’impegno economico necessario a sistemare ed aggiornare quel patrimonio considerevolmente cresciuto per mano di tanti chiodatori nel corso degli anni. Impensabile che i chiodatori possano farsi carico della manutenzione di un così alto numero di itinerari, nell’area dell’iglesiente sono oggi attrezzate più di 1.000 vie. Considerando che un gruppo sosta costa mediamente circa 20/25 euro o più, facile fare i conti della serva... provate un po' a tirare le somme?
Con le Amministrazioni sempre in crisi e in stato di emergenza oppure anche se si trovasse l’assessore di turno sensibile al problema, il ritornello è sempre lo stesso, trovare i fondi da destinare… fantapolitica!
E quindi mentre in Europa si moltiplicano esempi di Turismo basato sulle infrastrutture realizzare in spazi outdoor come le falesie di arrampicata o i sentieri di trekking, noi qui vediamo invecchiare quanto abbiamo faticosamente costruito, senza ancora aver avviato alcun processo di riconversione per l’utilizzo sistematico di queste risorse.

Falesia e suddivisione dei settori. Dettaglio dell'intervento sulle soste.

In conclusione molto è ancora legato ad iniziative personali di sensibilizzazione da parte dei chiodatori, che sentono maggiormente il peso della problematica, all’auto finanziamento degli stessi, al coinvolgimento estemporaneo di qualche sponsor o al gesto di operatori come il buon Marco. Tutto questo è però insufficiente ad affrontare un’evidente problema che cresce col passare del tempo. Ritengo che la comunità dei climbers si debba far carico di quanto esposto qui e contribuisca direttamente o sensibilizzando amici e conoscenti oppure proponendo qualsiasi idea possa aiutare a perorare la causa. Almeno fino a quando i tempi non saranno maturi al che le istituzioni ne riconoscano il valore e ne tutelino la conservazione.
Ma fino ad allora a tal proposito al Bar Tropicoasi è stato predisposto un libro appunti, come si usava un tempo, per scrivere pensieri, commenti, idee o altro e un "salvadanaio" per la raccolta di offerte per l’acquisto di materiale utile alla manutenzione.

Siate responsabili nei confronti di chi ha lavorato prima di voi a ciò che oggi avete a disposizione e siate sensibili alla tutela della sicurezza di chi verrà dopo di noi.

Giampaolo

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